mercoledì 13 aprile 2016

Jack e la morte

Jack e la morte, basta guardare il titolo e la maggior parte delle persone mi guarda come a dire, che no, così asplicito non è adatto a un bambino. Un po' come accade per L'anatra, la morte e il tulipano. Eppure, è di libri così che si ha bisogno, perchè la metafora è straordinaria proprio quando si conosce la realtà, ma a volte per la realtà si ha bisogno di quello straordinario strumento che è il nome. Non è un caso che in Harry Potter il male non sia pronunciato, non è un caso che dentro abbia la parola morte. Ci ritiriamo dal pronunciare quello che una volta detto sarebbe reale. Eppure questo reale porta il sorriso. Apparso finora solo in raccolte Jack e la Morte è il racconto di un bambino che cerca di imbrogliare la morte, venuta a prendere sua madre, la intrappola, e il mondo intorno comincia a deperire. La madre, che conosce il suo bambino, capisce che questo ha a che fare con lui, e lo guida a comprendere quanto lui debba lasciarla andare, quanto la morte sia parte della vita. Non vi svelo il finale, ma posso assicurarvi che finisce con una manciata di lacrime e un sorriso, il più naturale dei sorrisi.

Tim Bowley e Natalie Pudalov
Jack e la morte
Logos

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